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La Continuità dell’assistenza nel nuovo assetto organizzativo della medicina generale. Parte II. Survey: la Continuità Assistenziale oggi

La Continuità dell’assistenza nel nuovo assetto organizzativo della medicina generale. Parte II. Survey: la Continuità Assistenziale oggi

Nella cornice del 76esimo Congresso Nazionale FIMMG-METIS svoltosi a Villasimius dal 7 al 12 ottobre 2019, sono stati presentati i risultati della survey “La Continuità Assistenziale oggi”, somministrata ai colleghi di CA, sull’attuale stato dei presidi in cui lavoriamo e sulle dotazioni fornite dalle aziende. Questo quanto emerso dal secondo dei tre interventi della sessione politica di settore.

Come abbiamo visto nella PARTE I di questa triade di articoli, il costante invecchiamento della popolazione e la concomitante carenza di medici degli ultimi anni sta rendendo il nostro lavoro sempre più complesso. Cronicità e invecchiamento impongono una riflessione, a partire dai numeri: nel 2017 la spesa sociale d’interesse sanitario ha avuto un impatto di quasi 42 miliardi di euro (Gimbe). Ormai da tempo ci troviamo di fronte a sempre più pazienti con comorbilità, sempre più patologie croniche (diabete, BPCO, ipertensione, artrite, artrosi, scompenso cardiaco, ecc..), che necessitano monitoraggio diretto e continuo.

Il medico di Continuità Assistenziale è messo nelle condizioni di soddisfare i bisogni di cura di questi cittadini? L’attuale modello organizzativo della CA, lo stesso da quando è nata, è in grado di svolgere prevenzione, medicina di iniziativa e dare risposte ai bisogni di salute della popolazione?

Queste sono solo alcune delle domande che ci siamo posti e alle quali abbiamo provato a rispondere con i dati della Survey “La Continuità Assistenziale Oggi”.

I risultati purtroppo non hanno sorpreso le nostre aspettative. Partendo dalle sedi nelle quali siamo costretti a lavorare, quasi il 50% dei colleghi ha risposto che il suo presidio si trova in zona isolata e solo il 36% dei colleghi ritiene la propria sede in buone condizioni. Più della metà dei colleghi è costretta ad usare un mezzo proprio per effettuare le visite domiciliari e non sempre sono presenti telecamere(35%), videocitofono(45%) e porta blindata(15%). Per l’80% dei colleghi i farmaci messi a disposizione sono insufficienti o sufficienti solo in parte. Il 60% risponde che la sede è informatizzata, ma solo nel 4% con il fascicolo sanitario elettronico attivo e correttamente funzionante. Quasi completamente assenti progetti di presa in carico dei pazienti cronici e di medicina di iniziativa, oltre che percorsi di aggiornamento per medici di CA.

La carenza delle aziende riscontrata, dalla sicurezza alla gestione, fino ad arrivare alla cura del paziente, dà l’impronta di quanto sia diventato difficile svolgere il nostro lavoro oggi. Se il servizio è rimasto ad un livello dignitoso è solo per merito dei medici che, con passione e dedizione, hanno messo da parte le difficoltà che quotidianamente sono costretti ad affrontare. E’ impensabile garantire la continuità dell’assistenza alle condizioni attuali. Il servizio va rimodernato, con investimenti economici e professionali, per garantire risultati che possano dare effetti in termini di risparmio, corretta gestione e salute.

Alcuni dei commenti lasciati dai colleghi, a seguire i dettagli del sondaggio:

«Degrado assoluto e non adatto ai tempi. Mancanza continua di rispetto nei confronti dei medici da parte dell’azienda ospedaliera» (Veneto);

«Purtroppo si ha spesso l’impressione per stipendi, mancanza di bonus, e qualità del lavoro di essere l’ultima ruota del carro” come interesse d’investimento. Sicuramente un H16 concentrerebbe in miglior modo e più efficientemente le poche risorse disponibili» (Toscana);

«La continuità assistenziale va rimodernare per dare dignità professionale a chi lavora e servizio utile al cittadino. Allo stato attuale è avvilente» (Basilicata);

«Sarebbe molto utile poter accedere alla cartella clinica del paziente per poter avere informazioni più dettagliate riguardo la sua storia, specialmente per i pazienti anziani cronici che rendono conto di un buon 60-70% dell’utenza» (Calabria).

Mariateresa Gallea

Andrea Gonella

Giuseppe Zagami

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