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La Continuità dell’assistenza nel nuovo assetto organizzativo della medicina generale. Quale futuro? PARTE III

La Continuità dell’assistenza nel nuovo assetto organizzativo della medicina generale. Quale futuro? PARTE III
Nella cornice del 76esimo Congresso Nazionale FIMMG-METIS svoltosi a Villasimius dal 7 al 12 ottobre 2019, il Settore Continuità Assistenziale, dopo aver analizzato le variabili di salute, socio-demografiche ed economiche che sono alla base del processo di trasformazione della professione e lo stato dell’attuale organizzazione della Continuità Assistenziale in Italia, prova a delineare le prospettive future per questa attività.
Dalle riflessioni emerse nelle prime due parti di questo articolo, è chiaro come l’attuale organizzazione della Continuità Assistenziale non sia adeguata a fronteggiare le nuove sfide che i cambiamenti demografici e la cronicità hanno già iniziato a portare nella nostra professione.
L’evoluzione che la Continuità Assistenziale potrà avere nei prossimi anni dipenderà da quale strada si deciderà di percorrere: è possibile che il continuo incremento del carico di lavoro, per i crescenti bisogni di salute di una popolazione sempre più anziana e con plurimorbidità, in un sistema sempre più povero di investimenti in risorse umane e strumentali, porti ad un’implosione di tale servizio.
Ma c’è un’alternativa a questa tragica possibilità? Sì, una rivoluzione.
Una rivoluzione può avere diversi significati semantici: può essere intesa come una rivolta, ma in astronomia rappresenta il giro completo descritto da un corpo in movimento intorno ad un altro.
Potremmo immaginare quindi che mentre la realtà della Continuità Assistenziale continua nel proprio moto di rotazione quotidiana individuale, intraprenda un percorso di trasformazione mostrando il suo lato più luminoso. Tuttavia, a conclusione del suo movimento di rivoluzione, non è escluso che si possa arrivare ad un punto uguale a quello di partenza e non è detto inoltre che da questa rivoluzione non possa generarsi una fusione di due corpi differenti in un’unica realtà.
Nonostante ad una rivoluzione si associ un concetto di energia dirompente, ogni rivoluzione nasce dopo un periodo di riflessione e di maturazione di principi. Per quanto riguarda la Medicina Generale, l’Accordo Collettivo Nazionale già nel 2005 ha posto le basi per questa rivoluzione, includendo i medici di Continuità Assistenziale nelle forme associative della Medicina Generale e prevedendo per i medici di Continuità Assistenziale l’accesso a tutte le informazioni utili al loro operato inerenti agli assistiti di tutta la forma associativa.
Pertanto, il medico di Continuità Assistenziale potrebbe facilmente inserirsi nei microteam della Medicina Generale e assumere il ruolo di denominatore comune all’interno di una rete: un’inclusione possibile attraverso l’implementazione della rete informativa-informatica, per favorire le comunicazioni e lo scambio di informazioni tra i diversi attori dell’assistenza territoriale. La rete, modulata a seconda delle caratteristiche orografiche dei territori, permetterebbe quindi di garantire la capillarità e la prossimità che da sempre hanno caratterizzato questo servizio.
Una tale riorganizzazione permetterebbe inoltre di mantenere alcune caratteristiche costitutive della Continuità Assistenziale, quale per esempio la domiciliarità, e di introdurne di nuove, per esempio la fiduciarietà, che, a differenza del rapporto personale come avviene nell’Assistenza Primaria, in questo contesto assumerebbe le dimensioni di fiducia nel team. Questo rapporto verrebbe rafforzato anche grazie alle specifiche competenze che il medico di Continuità Assistenziale ha acquisito negli anni nell’espletamento non solo dei quella che è l’attività tradizionale, ma attraverso le numerose attività aggiuntive coltivate, per esempio all’interno delle Strutture Intermedie, nelle Cure Palliative, nella Medicina d’Iniziativa.
Per portare a compimento questa rivoluzione e non rischiare la tragica alternativa dell’implosione, è necessario perseguire un grande cambiamento: solo quando la Continuità Assistenziale sarà completamente svincolata dalle Aziende, il medico di Continuità Assistenziale sarà del tutto libero di determinare i propri fattori produttivi, potendo così infine beneficiare delle agevolazioni fiscali di un libero professionista convenzionato non più assimilato a dipendente.
Per raggiungere questo obiettivo è necessario mettersi in gioco in prima persona: noi siamo pronti a questa rivolta, unisciti anche tu!
Mariateresa Gallea
Andrea Gonella
Giuseppe Zagami
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